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20 Maggio 2026
GIORNATA INTERNAZIONALE API: NON IL PIU’ DOLCE MA IL PIU’ AMATO: VINCE IL CASTAGNO. A SAN FREDIANO DEGUSTAZIONI, ARNIA PER SPIARE API E MIELE DEL CUORE

È il miele di castagno la varietà preferita dai toscani: uno su tre (33%) lo consuma abitualmente. Non è il più dolce tra i nettari raccolti dagli apicoltori toscani, bensì il più amarognolo, quello più amato dai consumatori della nostra regione. A svelarlo è la classifica di Coldiretti Toscana divulgata in occasione della Giornata Internazionale delle Api, celebrata questa mattina al Mercato di Campagna Amica di Porta San Frediano a Firenze con esposizioni, degustazioni delle varietà più amate dai toscani e la presenza di un’arnia didattica per “spiare” le api al lavoro.

Dicevamo della classifica. Dopo il castagno, apprezzato per le sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, troviamo al secondo posto l’acacia (30%) — questa sì tra le varietà più dolci — mentre al terzo, a pari merito, un gruppo di mieli monoflora che esaltano la straordinaria biodiversità della Toscana: erica, sulla, eucalipto e girasole (15%). Seguono, ai piedi del podio, il millefiori (12%), la melata, conosciuta anche come miele del bosco (6%), ed infine il tiglio (4%).

La Giornata delle Api è stata anche l’occasione per focalizzare l’attenzione su un settore importante per l’agricoltura toscana: un comparto che conta oggi 8 mila apicoltori censiti, impegnati nella gestione di poco meno di 18 mila apiari e 140 mila alveari, di cui 2.500 destinati all’attività di nomadismo.

Il ruolo delle api — ricorda Coldiretti Toscana — va ben oltre la produzione di miele: tre colture alimentari su quattro (75%) dipendono infatti, in una certa misura, dalla loro attività di impollinazione in termini di resa e qualità, tra cui mele, pere, fragole, ciliegie, cocomeri e meloni. In media una singola ape visita circa 7 mila fiori al giorno e servono fino a quattro milioni di esplorazioni floreali per produrre un chilogrammo di miele.

La situazione delle api nostrane rappresenta dunque un indicatore dello stato di salute dell’ambiente, ma anche un campanello d’allarme rispetto alle criticità che possono emergere osservando attentamente la vita di questo insetto.

Nuovi studi scientifici mettono inoltre in evidenza le proprietà salutistiche dei prodotti delle api — miele, propoli, polline e pappa reale — ricchi di composti bioattivi con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimicrobiche e immunomodulanti, utili anche nel caso dei pazienti oncologici. Lo dimostra una recente ricerca condotta da un gruppo di professori e ricercatori, tra cui il professor Antonio Gasbarrini, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Aletheia e direttore scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs, e la professoressa Esmeralda Capristo, professore associato in Endocrinologia e Scienze dell’Alimentazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice della UOS di Medicina della Grande Obesità e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell’Alimentazione del Policlinico Gemelli di Roma, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Aletheia.

Lo studio evidenzia come questi prodotti riducano lo stress ossidativo, modulino l’infiammazione, contrastino i patogeni delle ferite e favoriscano la guarigione dei tessuti, con risultati particolarmente significativi per la mucosite orale e per i sintomi nei tumori testa-collo, contribuendo a ridurre il dolore e migliorare la guarigione della mucosa e lo stato nutrizionale.

Si tratta dunque di alimenti funzionali promettenti come supporto nutrizionale in oncologia, anche se saranno necessari ulteriori studi per confermarne pienamente l’efficacia, vista l’eterogeneità delle evidenze disponibili. Ma i prodotti dell’alveare sono anche alleati del cuore e possono contribuire alla prevenzione cardiovascolare. Un beneficio valorizzato anche dall’iniziativa “Il Miele del Cuore”, promossa da Coldiretti Massa Carrara e Campagna Amica per sostenere le attività di ricerca, cura ed accoglienza dell’Ospedale del Cuore di Monasterio.

A pesare sul futuro del settore resta però la concorrenza sleale dall’estero. Nel 2025 sono arrivati oltre 26 milioni di chili di miele straniero (+18% rispetto all’anno precedente), di cui oltre un quarto proveniente da Paesi extra Ue, spesso di bassa qualità e venduto a prezzi stracciati. Una dinamica che esercita una forte pressione al ribasso sulle quotazioni del miele italiano, mettendo in difficoltà i produttori nazionali, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. A ciò si aggiungono i problemi legati ai cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno colpito l’“Alveare Italia”, provocando un crollo della produzione in molte regioni tra maltempo, sbalzi termici e siccità. Un aiuto importante per gli apicoltori italiani è rappresentato dall’etichetta d’origine obbligatoria, fortemente voluta da Coldiretti e rafforzata dalla Direttiva Breakfast approvata dall’Unione Europea.

Con 1.900 tonnellate la Toscana contribuisce al 5,9% della produzione nazionale. Nella passata stagione la resa media per alveare è stata di 12,2 chilogrammi. Le principali varietà raccolte (rapporto arnia/resa) sono state sulla (19,6 kg), melata (15,2 kg), castagno (12,2 kg), acacia (11,2 kg) e millefiori (9,7 kg). Dati Osservatorio Nazionale del Miele

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