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31 Maggio 2023
MIELE: + 83% APICOLTORI MA CLIMA E COSTI MINACCIANO FUTURO, CROLLA LA PRODUZIONE (-80%) TRA APRILE E MAGGIO

L’apicoltura cresce in maremma ma gli effetti dei cambiamenti climatici che determinano una riduzione sensibile della produzione di miele e l’aumento dei costi dovuti alla gestione di emergenza degli apiari, minacciano il futuro del settore. E’ pensare che la stagione era promettente con fioriture belle, abbondanti e profumate. Freddo, vento, grandine e la pioggia di maggio sulle campagne hanno rimesso tutto in discussione. Per l’acacia e per le raccolte primaverili si stima una perdita di produzione tra aprile e maggio anche del’80%. A lanciare l’allarme è Coldiretti Grosseto preoccupata per il clima pazzo che ha moltiplicato gli eventi estremi tagliando la produzione di miele. “Il settore cresce e questo è decisamente un buon segnale ma deve anche fare i conti con l’andamento instabile delle produzioni che minaccia la loro sopravvivenza. Senza produzione le aziende la loro sostenibilità economica è in pericolo. – spiega Coldiretti Grosseto - L’avvio della stagione delle fioriture è stato promettente, poi è arrivato il passo falso della primavera e l’abbassamento delle temperature proprio quando le api stavano raccogliendo il nettare. La combinazione di siccità, gelate tardive, eventi estremi stanno avendo effetti negativi sul prossimo raccolto e sulla sostenibilità economica delle imprese agricole che non producono solo miele, polline, propoli ma sono presidi fondamentali per la salvaguardia della biodiversità”.

Le difficoltà delle api – sottolinea Coldiretti Grosseto— sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che quelle  domestiche e quelle selvatiche sono responsabili del 70% della riproduzione di tutte le specie vegetali, sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. Infatti – prosegue Coldiretti Grosseto – ben 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao.

Il ritorno del freddo ad aprile e poi della lunga ondata di perturbazioni con piogge abbondanti e diffuse hanno rovinato i fiori e rallentato la vita nell’alveare. Le api, scoraggiate nell’andare a caccia di fiori e nettare, hanno iniziato a mangiare le scorte costringendo gli apicoltori ad intervenire con la nutrizione di emergenza per evitarne la morte. “L’abbassamento delle temperature e le piogge di queste ultime settimane hanno creato tante difficoltà alla vita dell’alveare. L’acacia è la fioritura che è stata più penalizzata. – spiega Silvia Ferri, apicoltrice di Pitigliano che dal 2016 insieme alle due sorelle gestisce l’azienda FraTenuti – Non potendo uscire a causa della pioggia le api hanno dovuto consumare il miele presente nel melario per sopravvivere. La produzione fino a qui è scarsa: il 70% in meno rispetto allo scorso anno. Ma c’è ancora margine per recuperare almeno in parte la stagione”. Anche dalla parti della Laguna di Orbetello la stagione del miele è tutta da scrivere anche se nella zona costiera l’andamento sembra migliore per il miele erica o millefiori a base di erica o altre fioriture di macchia mediterranea. “E’ una stagione potenzialmente buona nella mia zona. – spiega Sergio Stipa de La Fattoria Il Poggiolo che aderisce alla rete di Campagna Amica – Quello che sto notando è una sciamatura inusuale che vedi ogni dieci anni e che complicano la gestione degli apiari. Punto tutto sulle fioriture di giugno e luglio come il millefiori, il trifoglio, il girasole ed il castagno per una buona produzione di miele”.

Nonostante i numeri in forte aumento con 750 apicoltori (erano 409 nel 2016) e 1.637 apiari censiti dal sistema informativo veterinario, l’atavica carenza di prodotto, costringe il nostro paese ad importare grandi quantità di miele dall’estero in particolare da Ungheria, Argentina, Spagna e Cina. Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre – consiglia Coldiretti Grosseto – verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale (Es. Miele italiano) mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta – continua Coldiretti Grosseto – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della Ue” indicando il nome dei Paesi (ad esempio, se viene da Italia e Ungheria sul barattolo dovrà esserci scritto Italia, Ungheria); se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della Ue” con il nome dei Paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della Ue”, anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi.

In Italia – conclude Coldiretti Grosseto – esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nel nostro paese si stima un consumo pro-capite di 500 gr, il 35% in meno della media europea secondo Ismea, ma ben il 40% in più di quello che gli italiani consumavano negli anni ’80. 

Nelle foto Sergio Stipa e Silvia Ferri.

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